Il silenzio vissuto di Boris Bakmaz

Posted: 5 marzo 2011 in Pensieri, Personaggi, Sport

Non ama parlare di sé.

La prima volta che l’ho visto, nel 2007, ero un semplice osservatore curioso. Eravamo a Luco dei Marsi e, l’anno seguente, anche io avrei corso la “6 Ore nella Città di Angizia”, maturando il desiderio di poter fare qualcosa di simile nella mia Basilicata.

Il mondo delle ultramaratone mi era sconosciuto, così come non avevo ancora acquisito familiarità nel distinguerne i volti ed i personaggi; eppure, quel signore, mi aveva tanto colpito: un bell’uomo, innanzitutto. Di una bellezza che supera gli anni che passano, le esperienze, i dolori, e che li scolpisce con fierezza in ogni ruga, in ogni solco della pelle, in ogni muscolo. E poi era un uomo elegante, di quella eleganza che non ha bisogno di chissà quali vestiti o atteggiamenti, perché fatta unicamente della stoffa dell’anima. Burbero? Forse. Eppure portatore di uno sguardo carico di una rara capacità di sdrammatizzare e di diventare, in pochi secondi, estremamente serio. E poi sorriso fenomenale, di chi ha amato ed è stato amato, un portamento signorile … insomma … quell’uomo lì raccontava una storia, e avevo una voglia matta di conoscerlo, di saperne di più. Il nome? Boris Bakmaz.

Ecco perché, quando proprio QUEL nome apparve tra gli iscritti dell’ultimo minuto alla prima edizione della “6 Ore dei Templari”, dire che fui tanto felice è dire poco. E non ci mise molto a conquistare tutti, il 18 aprile del 2009: gli bastarono, come sempre, la semplicità ed una grande educazione. Mio padre ne rimase folgorato, accompagnandolo in un uno di quei viaggi in macchina che favoriscono le chiacchierate tra uomini, e che sono fatti per lo più di silenzi e di complicità, di poche e significative parole. Eppure, niente da fare … Boris restava un mistero, o meglio … mi lasciava, dentro, sempre la curiosità di saperne di più.

Foto di Susan Belotti

Nel 2010 era di nuovo a Banzi e, trascinato da un clima più conviviale, aspettava la sua gara dell’indomani vestito da templare. Roba da far impallidire Sean Connery – e tutte le signore del posto – affatto avaro di sorrisi e di compagnia. Mi piace pensare che ci siamo stimati sempre, ma che siamo diventati amici proprio quella sera, davanti ad un bicchiere di vino, e salutandoci mentre iniziava a scendere una pioggia leggerissima: il giorno dopo Boris avrebbe corso la sua ennesima ultramaratona, con la consueta concentrazione e con il suo piglio indimenticabile.

Mesi dopo mi ospitò a casa sua, a Susa, dopo un lungo viaggio trascorso a chiacchierare e a goderci i significati di alcuni silenzi. Abbiamo parlato della vita, delle scelte, delle donne, dei sentimenti, della passione per la corsa che ci accomuna. Ero in un momento particolare del mio percorso personale, e Boris è stato lì a ricordarmi come un uomo possa scolpire se stesso con criterio solo avendo il rispetto della propria libertà, il coraggio di commettere degli errori, la tempra nel saperli superare per vedere cosa c’è dopo, e ancora dopo, e ancora dopo.

E quando, successivamente, ha finalmente mostrato a tanti le immagini più significative della sua vita, ho capito da dove mi veniva tutta quella curiosità nei suoi confronti: Boris Bakmaz è un uomo che ha vissuto davvero, che ha calpestato strade, che ha stretto mani, che ha sentito il cuore battere, spezzarsi, rafforzarsi, che ha avuto amici, gioie, dolori, ripensamenti, colpi di testa, scatti di reni, uno che ha visto panorami e che li ha impressi nel suo sguardo.

Sono uniche, le foto di Boris. Ho passato tanto tempo a guardarle e a riguardarle, e mi sembrava di sentire voci, odori, suoni … proprio come se fossi lì, a correre insieme a lui.

E’ per tutto questo, e per ciò che non scriveremo mai, che spero di vedere ancora il suo nome, magari all’ultimo minuto, tra gli iscritti per il prossimo 7 maggio, o magari di fargli vedere le montagne che ci sono quassù, di correre insieme in silenzio, di trovare altre sue foto, di ascoltare altre sue storie. Non tutte insieme. Certe amicizie hanno bisogno di pazienza, e mi piace pensare che la nostra sia una di queste.

Commenti
  1. ciro scrive:

    Ciao Gabriele,
    ti rinnovo i miei complimenti per la bellezza e freschezza della tua scrittura.
    Ciro.

  2. boris bakmaz scrive:

    commovente sei un vwero amico ciao

  3. Filippo Poponesi (POPOF) scrive:

    Grandi entrambi.
    Per il suo essere e per il tuo dire.
    Spero di correre presto insieme.
    Un saluto.

    Popof

  4. Massimo Petruzzelli scrive:

    Provate a correre una 24 ore con e contro Boris!Che classe cristallina!Un guerriero che non si arrende mai.La prima volta non lo conoscevo , poi saputo il nome ho capito tutto.Non molla mai anche se le primavere sono tante.
    Massimo Petruzzelli

  5. vito simini scrive:

    La prima volta che l’ho visto a Banzi mi ha dato l’impressione di essere un personaggio di altri tempi, una persona discreta e rispettosa dei luoghi e delle genti. Solido, roccioso e determinato con uno sguardo da duro, da uomo che sembra non aver bisogno di niente e di nessuno. Ma Boris Bacmaz è anche un uomo capace di grandi sorrisi e di saper cogliere, emozionandosi, la semplicità e l’accoglienza della gente lucana.

  6. Lidia scrive:

    Grande amico mio di gioventù, grande di cuore, di spirito, di amicizia e di ….. pesca di polpi!
    Bel pezzo, vero al 100%.
    L.

  7. Giuseppe Raffermati scrive:

    Bravo Gabriele, il mondo sarebbe più bello se esistessero più Boris Bakmanz e più persone che come te li fanno conoscere.
    Congratulazione per il tuo modo di scrivere, in siciliano si dice “u pittasti” (lo hai “dipinto”)
    cioè lo hai descritto per quello che realmente è, UN GRANDE.

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