Mai la piazza di Banzi era stata tanto piena.
Si è conclusa così la terza edizione della “6 Ore dei Templari – Memorial Vito Frangione”, con Ivan Cudin e Luisa Zecchino sul podio della ultramaratona, e Saverio Giardiello ed Angela Latorre, vincitori tra i maratoneti.
Un’edizione inaspettata, partecipata, sofferta, riflettuta e, sicuramente, vissuta dagli organizzatori in modo spesso dissonante con l’entusiasmo dei presenti e degli spettatori. E’, questo, il prezzo che paga chi sta dietro le quinte, trepidando fino alla fine perchè tutto vada per il verso giusto, dopo settimane trascorse su strade malandate, tra riunioni improvvisate, notti senza sonno, pasti consumati in tutta velocità, mancamenti, alti e bassi. Poi arriva l’evento, e restano soltanto le energie per lo sprint finale, e l’occhio critico per registrare ciò che c’è da migliorare: quest’anno, senza dubbio, bisogna fare un mea culpa per i disguidi dovuti al servizio di cronometraggio e prendere atto del fatto che i grandi numeri ai quali si aspira, in termini di partecipazione, vanno bilanciati da altrettanti volontari. I soli, cari amici di sempre, insomma, non bastano più a gestire l’arrivo di tanti ospiti. E questo comporta un necessario ripensamento della manifestazione.
La 6 Ore dei Templari è nata da un sogno che avevo in testa e che ho coltivato nei ritagli di tempo dei quali, ai tempi, godevo assai spesso: sfruttare i vantaggi dell’ultramaratona per far conoscere la Basilicata, attraverso quella che voleva essere una “festa tra amici”. Venivo da un lungo periodo dedicato alla corsa e, da spettatore e da collaboratore, avevo apprezzato il clima conviviale e le grandi potenzialità delle lunghe distanze. Il salto ad organizzatore è stato reso possibile da un inaspettato ritorno in Basilicata che, dopo anni trascorsi lontano, mi ha portato a ritrovare luoghi e vecchi amici, a conoscerne di nuovi, e a dedicare un’anima e un corpo tutto sommato inconsapevoli a questa nuova avventura.
La seconda edizione è stata il naturale prosieguo della prima, corroborata da un’indole più smaliziata, da uno sguardo più lucido e da aspettative crescenti. Il successo inebria ed intristisce, ed il ragazzo che sognava “una festa tra amici” si è trovato, senza neppure volerlo, ad essere il principale referente di un evento che fondava la sua riuscita su una certa armonia di una piccola squadra. Tali presupposti, però, non possono tenere di fronte a grandi numeri, che richiedono invece struttura, infrastutture, responsabilità condivisa, supporto istituzionale su larga scala e, soprattutto, l’impegno operativo di un intero territorio, e non soltanto la volontà di poche persone, guidate da un unico sognatore. Ho a lungo sperato, quindi, che la mia terra raccogliesse l’eredità della 6 Ore, stemperandone il “carisma” dell’ideatore in favore della maturità dei tanti che sostenevano di averla amata. Non so se questo sia successo: di certo, se la riuscita di un evento che promuove un territorio non si fonda sull’operato del territorio, ma su quello di poche persone che danno una grande mano a qualcuno che ormai vive a chilometri di distanza, c’è da riflettere.
Ed è questa riflessione che, per un attimo, mi ha fatto guardare la piazza gremita e decidere, serenamente, che non voglio più essere la principale “causa” della “6 Ore dei Templari”, il suo “patron”, e non voglio più che siano le persone che credono in me a dare le proprie energie all’evento. Vorrei, invece, che si credesse nella manifestazione, nel suo potenziale per la Basilicata, e che fosse il territorio tutto a far germogliare, da solo, quello che fino ad ora è stato seminato. Se una prossima edizione ci sarà, vorrò parteciparvi da amico, insieme ai miei amici, proprio come, anni fa, partecipai per la prima volta, con il cuore innocente e l’anima curiosa, alla “6 Ore nella Città di Angizia” del caro Angelo Massaro.
Nell’ultimo film di Nanni Moretti, Habemus Papam, il futuro papa decide di scappare dal Vaticano per dedicarsi un po’ a se stesso, per ritrovare ciò che di sé aveva perduto o, semplicemente, messo tra parentesi. Lungi dal volermi sentire un papa (per quello c’è il nostro Urbano II in scarpette da corsa), uso la metafora soltanto per dirvi che, dietro ogni ruolo, c’è soprattutto un uomo e che, ogni tanto, vale la pena ascoltarlo.
Grazie di Cuore a tutti.





no coment solo grazie di cuore
Analisi molto lucida e razionale. Ho detto alla stampa che questo evento non ha ottenuto l’appoggio istituzionale che merita. Ho anche detto che è frutto del lavoro di tanti giovani (di Genzano e pochi di Banzi). Sai che io ti darei della cittadinaza onoraria di Banzi non soloper quello che hai fatto ma, soprattutto, per l’esempio che hai dato a molti giovani bantini. Spero solo che tanti banzesi leggano questa tua riflessione e che a loro volta riflettano. Si rischia di mettere fine alla & ore, si rischia di mettere fine al Corteo Storico, all’estate bantina , alla maratona notturna, alla notte giovane e la notte dell’auguraculum PERCHE? perchè a lavorare sono sempre i soliti ed a divertirsi e non solo a divertirsi molti ma molti altri. Gabriele, la penso proprio come te!!!
Ho letto sempre con spirito appassionato delle iniziative relative alla “6 ore”…Ho apprezzato l’impegno di Grabiele, degli Amici di Ursone, del mio amico sindaco e di tutti coloro che si sono prodigati per la riuscita delle tre edizioni… Bene! Per la mia esperienza posso dire che capisco benissimo Gabriele e il Sindaco, ma questo è il prezzo, purtroppo. Mi spiego. Ci saranno sempre detrattori e personaggi che remeranno contro qualunque ottima cosa si andrà a concepire. Qualcuno avrà sempre da ridire. E sarà proprio quel qualcuno che non ha mosso dito e mai lo muoverà. Insomma è nella natura di queste cose. Io organizzo una stagione teatrale qui dove vivo; nella speranza di trovare collaborazione tra i giovani della mia associazione e con l’intento di lasciare il testimone quanto prima, ad ogni riunione organizzativa minacciavo di non fare più nulla se fossi stato lasciato solo… Alla fine ci sono riuscito a non fare più nulla… Dopo sette edizioni più o meno a mio carico, sia dal punto di vista organizzativo che operativo, ho deciso di lasciar fare agli altri…Conseguenza? Io no ho fatto e nemmeno gli altri hanno fatto. Dunque, la stagione non si è tenuta… Perdita di abbonati e la gente per strada che mi chiede perché. Ma come glielo spieghi? La gente ha identificato il motore dell’organizzazione e chiede a me… Insomma il colpevole dalla mancata stagione sono io perché ho deciso di cedere il passo e dare ad altri il testimone: sembra che per ora la staffetta sia in stand by e temo che lo rimarrà se decidessi astenermi ancora.
Questo, ovviamente, non è un presagio per la “6 ore”, ma se qualcuno non si reca da Gabriele e non gli chiede come muoversi per organizzare la prossima, chiedendogli consigli, lumi e collaborazione, temo che la terza edizione sarà anche l’ultima.
Ciao Gabriele, ti capisco benissimo. Anche io, nel mio piccolo, organizzo delle cose nel mio paese, piccolo come Banzi, quindi sono d’accordo con quanto detto da Michele Puntillo. Ti chiedo una sola cosa: non so come, ma cerca di non far morire la sei ore dei Templari, sarebbe una grave perdita, e non solo per i podisti!!
Un abbraccio
edoardo
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