Con gli occhi di William

Pubblicato: 5 agosto 2011 in Personaggi, Sport

Tempo fa, dopo la prima edizione della “6 Ore dei Templari”, ho ricevuto un regalo da un caro amico, una di quelle poche persone rimaste a dedicare il proprio tempo, carta e penna alla mano, a cronache, riflessioni e pensieri.
Mi è sembrato giusto condividere la sua ricchezza interiore.

6 ORE DEI  TEMPLARI E MARATONA
dal diario di William Govi – Banzi (Pz) 18.04.2009 


VENERDI 17.4.2009

Ho incontrato Luciano al 18° km della maratona di Roma, e lungo il percorso mi ha parlato di questa manifestazione di Banzi (PZ), mi ha detto se ci andavo mi avrebbe ospitato a casa sua, però mi ero già iscritto alla maratona di Torino. Pensandoci un attimo decido di fare questa nuova maratona che si svolgerà a Banzi (PZ) domani sabato 18.4.09.

Il traguardo della maratona è inserito nella prima edizione della 6 ore dei Templari, su di un circuito di Km 2 da ripetere 21 volte per la maratona. Uscito dal lavoro, faccio una quarantina di minuti di allenamento, faccio una buona cena, mi preparo e alle 21.20 scendo in città con il mio scooter. Ormai la stagione sta volgendo al meglio, non fa freddo e per questo non occorre vestiti pesanti. Una volta arrivato in stazione, mi faccio un cappuccino nel bar difronte, gestito da cinesi. Stasera non c’è gran confusione, anzi non c’è proprio gente ad aspettare questo treno delle 22.34 diretto a Lecce. Molte di queste persone che si recano giù in Puglia, sono appena tornate dalle vacanze di Pasqua, dai loro paesi di origine, per questo c’è poca gente qui in stazione. Speriamo che sia cosi, per riposarsi per il meglio sul treno e così si avvera questa situazione, mi sdraio comodamente. Purtroppo dura poco, a Bologna c’è caos, il mio scompartimento si riempe ed entrano tre anziane persone che non tacciono mai e in dialetto leccese. A Bologna il treno sta fermo una ventina di minuti per un incidente ad una persona nella propria carrozza. Alle 23.45 il treno parte e cerco di riposarmi. Questi tre anziani oltre a non smettere di parlare si muovono in continuazione, parlano al cellulare. Mi viene già il sistema nervoso, non oso di dirgli qualcosa, dovrebbero comprendere loro. Lasciata la stazione di Bologna  il treno non si ferma più fino a Rimini dove arriva alle 00.50 recuperando una decina di minuti.

SABATO 18.4.2009

Riesco a dormire un pò, ma queste persone sono veramente maleducate. Nel mio scompartimento c’è anche un ragazzo che ha fatto il militare per sei mesi in Afghanistan e ora sta tornando a casa, a Lecce. Nel suo viso si vede la voglia di arrivare a casa, per questo è rimasto sempre sveglio come me. Mi addormento un pò, mi sveglio, queste persone continuano a parlare. Il treno corre veloce nella notte, passando una dopo l’altra città tutte illuminate nella notte buia. Il treno fa poche femate: Rimini-Riccione-Pesaro-Anocona-Pescara-Termoli-Foggia, e così alle 05.35, con puntualità, arrivo a Barletta. A queste persone gli avrei detto non so che cosa, per la confusione che hanno fatto tutta la notte, perchè mi hanno fatto dormire solamente si e no due ore, gli dico solamente buon viaggio. Ho da aspettare un’ora, prima che parta il treno per Spinazzola delle 06.38, per ammazzare un pò il tempo incomincio a scrivere il diario di questa trasferta in terra Lucana. Devo fare il biglietto per Spinazzola, la biglietteria apre alle 06.30 e c’è già la fila per il biglietto per varie destinazioni. Faccio il biglietto e devo correre al binario, riesco a prendere il treno al volo. Chiamarlo treno è da idioti, è solo un vagone. La giornata è nuvolosa quella che lascio a Barletta. Questo “vagone” appena lasciata la città, si immerge tra una lussureggiante campagna pugliese, formata prevalentemente da ulivi e vigneti, fichi d’india ne smorzano il panorama. Venti minuti tra ridenti colture, ed ecco all’improvviso spuntare, adagiato su di una collina il paese di Canosa di Puglia. Qui il vagone sta fermo una decina di minuti, e i pochi passeggeri scendono per fumarsi una sigaretta, mentre io telefono al mio amico Luciano per farmi venire a prendere alla stazione di spinazzola. Il vagone riprende velocemente la marcia tra sempre ordinati uliveti e ben allineati vigneti. In lontananza si intravedono piccoli paesi sulle colline. Il paesaggio che sto attraversando con il vagone è molto suggestivo. Il vagone sbuffa veloce in questa valle pugliese, i campi di grano si sostituiscono ad uliveti e vigneti. All’orizzonte un chiarore di luce fa presagire una bella giornata. Alle 07.25 si arriva al paese di Minervino Murge, anche questo tutto arroccato su di una collina. Altra fermata di dieci minuti e altra fumata da parte degli stessi passeggeri. In questo momento sta piovendo, lo spiraglio di luce, che prometteva un buona segno, invece è stato soltanto una illusione. Alle 07.55 arrivo alla stazione di Spinazzola, o meglio di quello che resta. Qui c’è da attendermi il mio amico Luciano. Per arrivare al suo paese di Genzano di Lucania, bisogna fare una ventina di chilometri con la macchina, tra bellissime vallate. Dopo circa una ventina di minuti, si arriva a Genzano di Lucania, e al bar del paese Luciano mi offre un cappuccino. Mi fa poi vedere la scuola dove lavora come bidello.

GENZANO DI LUCANIA

D‘origine antichissima è la Terra di Genzano. La leggenda narra che Lens, valentissimo cacciatore e prodigioso suonatore di flauto, riuscì a rapire San, figlia del re dei Basi e pazzamente innamorata del giovane pastore, e si rifugiò nelle caverne abitate dalla sua famiglia. Per onorare la bellissima ospite e regina decise di fondare una sede più sicura sulla collina che dominava le caverne abitate dalla famiglia Lens ed i valloni circostanti. Detta sede, dai nomi dei fortunati amanti,  si chiamò Lensan.  Molti studiosi, senza metterne in dubbio le remotissime origini, affermano che il nome di detta Terra derivi da quello gentilizio “Gentium” che per primo ne fu signore,  altri sostengono che il nome derivi da “Gentianum“, gente abitante il luogo salubre. Comunque, la Terra di Genzano fece parte della Magna Grecia, come si desume dai costumi, dalla lingua parlata dal popolo e dalle monete greche rinvenute nel territorio. Nella storia il nome appare ufficialmente molto tardi, nel terzo secolo dell’era volgare. Si legge nel Martirologio esistente nella cattedrale di Potenza che ‘Secondo e Donato ultimi dei dodici fratelli tutti martiri cristiani, furono decapitati a Genzano il giorno delle calende di settembre dell’anno 258 per opera del console Valeriano‘.  Il piccolo borgo, ingrandito dai Longobardi e poi dai Normanni, passò nelle mani di Roberto il Guiscardo,  di del Bosco, marito di Aquilina Sancia,  dei Dentice delle Stelle, dei Sanseverino, dei Ruffo e degli Orsini.  Rivenduto a Vincenzo del Tufo, questi ottenne il titolo di Marchese della Terra il dì 21 novembre dell’anno 1585.  Nel 1616 fu alienato per 58 mila ducati a G.Battista Demarinis, oriundo genovese e grande di Spagna. Per tale vendita si eseguirono due apprezzi l’uno il 1.12.1614 ad opera del tavolario del Sacro Regio Consiglio, Orazio Grasso, l’altro il 1615 dal tavolario Giovanni Andrea de Fusco che ne fece sia la descrizione che la stima.

Attualmente l’area, a forte vocazione agricola in particolar modo per la monocoltura cerealicola, produce grano fra le migliori qualità. Famosi per la sua bontà il pane, i biscotti, la pasta fatta in casa e in particolare i dolci delle grandi occasioni: calzoncelli, ciambellini, mostaccioli, biscotti con la glassa. Altrettanto significativo è l’allevamento ovino con produzione di ottimo pecorino. Negli ultimi anni si sta riproducendo anche l’antica tradizione della lavorazione della lana. Alla tradizionale coltura di cereali (ottima qualità di grano duro) si fanno strada nuove attività agricole legate alla prossima disponibilità di acqua derivante dall’ attivazione dell’invaso e dalla rete di canalizzazione della diga di Genzano. Si stanno coraggiosamente avviando proposte da giovani imprenditori agricoli e nuove iniziative nel settore della floricoltura (gerbere). Una zootecnia di avanguardia che ha saputo efficacemente utlizzare i finanziamenti dell’Unione Europea, si sta affiancando alle tradizionalì colture agro-alimentari. Significativa, inoltre, la presenza di una giovane imprenditoria artigiana e di piccola industria.

Il comune di Genzano di Lucania (circa 6400 abitanti) ricade interamente nel IV quadrante del Foglio 188  “Gravina di Puglia” della carta topografica ufficiale d’Italia redatta dall’istituto Geografico militare; coordinate geografiche: latitudine 40° 50′, longitudine +3° 34′ orientale meridiano Monte Mario Roma. I limiti del suo territorio coincidono a nord e nord-est con quello di Banzi e con quello della regione Puglia, a sud e a est con i territori di Irsina e Gravina. Da un punto di vista morfologico è distinto in due aree diverse: una corrispondente ad un’ampia piana alluvionale del fiume Bradano e dell’affluente torrente Fiumarella e l’altra topograficamente più elevata su cui sorge l’abitato. Tali aree sono separate da scarpate morfologiche che da quota 400 mt. slm salgono verso sud sud-ovest fino a quota 550 mt slm ove si instaurano ampi ripiani tendenti ad aumentare di quota in maniera progressiva sino a raggiungere i 600 mt slm. Le quote più depresse corrispondono agli alvei del torrente Fiumarella (360 mt. slm) a nord-est del fiume Bradano (265 mt. slm). La quota altimetrica del comune è riferita alla soglia della chiesa Madre corrispondente a 587 mt. slm. Per quanto riguarda i caratteri geologici, morfologici, stratigrafici e tettonici si è in presenza di terreni relativamente recenti contrassegnati in superficie da conglomerati e ghiaie poligeriche a grado di cementazione medio-alto, nel complesso poggianti su sabbie calcareo-quarzoso tipo “Monte Marano” compatte. Queste rocce, inoltre, giacciono in buono stato di conservazione, hanno una giacitura sostanzialmente sub-orizzontale e non hanno subito massicci e complicati processi di degrado che ne renderebbero problematica la loro utilizzazione. La superficie catastale del comune di Genzano di Lucania è di circa 20.700 ettari, di cui una minima parte è occupata dal centro urbano e dagli insediamenti produttivi. La rimanente parte del territorio è coltivato a cereali, oliveti e vigneti. Il clima è tipico della regione mediterranea interna, con temperature invernali che non scendono mai a livelli critici per la sopravvivenza dell’olivo (circa – 10°C). La piovosità è quasi sempre scarsa (500-600 mmm) e sempre mal distribuita con forte deficienza in primavera e soprattutto in estate, pertanto in coltura asciutta producono solo piante come la vite e l’olivo e piante erbacce a ciclo autunno-primaverile.

A Genzano di Lucania si possono vedere alcuni monumenti: la  Fontana Cavallina realizzata tra il 1865 e il 1893 sulla base di un progetto redatto dall’architetto Giuseppe Antonio Locuratolo. Questa fontana viene riprodotta su un francobollo ordinario di Lire 120 nella serie “Fontane d’Italia” che raccoglie 21 fontane di tutta Italia. La Chiesa Maria SS delle Grazie che risale presumibilmente alla fine del 1600 o l’inizio del 1700 e che fu distrutta da un violento terremoto nel 1860 e ricostruita nel 1878. La Chiesa del Sacro Cuore è un rifacimento e una riduzione del preesistente convento francescano, fondato nel 1630.La Chiesa di S.Maria della Platea della seconda metà del 1400 ma rifatta negli anni 1956-69. La Chiesa di Sant’Antonio costruita per funzioni funebri, infatti non vi è nessun ornamento e nessuna opera d’arte. La Chiesa dell’Annunziata è stata costruita nel XVI-XVII secolo e restaurata nel 1989, ha un portale della prima metà del 1500.
 Il Palazzo Marchesale De Marinis forse di origine angioina, ma rifatto e arrichito da diversi feudatari, residenza estiva dei marchesi De Marinis. Situato a 18 km ad est di Genzano vi è un maniero di dimensioni ridotte e dall’aspetto tozzo che fa pensare ad un baluardo militare romano o longobardo più che normanno e svevo. Fu teatro di memorabili scontri tra Spartaco e i romani nel 70 a.C. tra Marcello e Annibale nella II guerra punica, tra bizantini e i normanni nel 1041: questo e’ il Castello di Monteserico.
La Fonte di Capo d’Acqua  situata a circa 3 km dal centro abitato: dai suoi cannelli sgorga copiosa una limpida e freschissima acqua. Un tempo era il luogo di ritrovo e di lavoro delle lavandaie. Un bel panorama si vede da un punto strategico del paese, specialmente in direzione delle Puglie, sul monte Vulture e sul paese di Banzi che dista appena otto chilometri, e dove oggi pomeriggio si svolgerà la 6 ore dei Templari.

Vengo accolto molto bene nella casa di Luciano, una casa curata nei suoi particolari. Mi fa vedere con orgoglio le sue medaglie di oltre 50 maratone. Depositate le cose che non mi servono per oggi nella splendida cameretta messa a mia disposizione, ci portiamo a Banzi.

BANZI

Banzi o Bantia come era detta dagli antichi, è un’ antichissima città Lucana e una delle poche che dalla sua fondazione non ha mutato nome né sito. Nacque certamente un millenio circa prima di Cristo forse per iniziativa di popoli greci o di altre popolazioni (illiriche) giunte prima dei greci in quel luogo. Fu un centro assai importante e persino “municipium” durante l’impero romano e si dotò. nel secondo secolo a.C. di proprie leggi e normative, più note come “Tabula Bantina“, in cui tra l’altro era scritta l’organizzazione giudiziaria della città sullo stile di quella romana. Plutarco raccontò (Marco, 29,1) della morte del console Marco Claudio Marcello nel corso della battaglia che lo stesso a fianco di Tito Quinzio Crispino sostenne contro il cartaginese Annibale nel 208 a.C. tra le campagne di Bantia e Venusia (seconda guerra punica, 218-201 a.C.). Fu un importante caposaldo romano per la conquista della Lucania. L’attuale Banzi venne costruita sulle rovine dell’abitato romano attorno alla famosa abbazia benedettina di Santa Maria. Qui i monaci dell’ordine di S.Benedetto arrivarono intorno al 798 e vi rimasero sino al XVI secolo quando la badia fu affidata a celebri cardinali romani discendenti della famiglia Barberini. All’interno della chiesa è ancora conservata e venerata la statua in legno della Madonna col Bambino e l’effige di fattura bizantina della Vergine. Le testimonianze del monastero di Banzi sono tuttora tramandate dalle absidi della chiesa che fu consacrata dal papa Urbano II nel 1089, nel chiostro medievale del convento poi assegnato ai padri Francescani ed in un bassorilievo marmoreo del 1331 che sovrasta la porta d’ingresso ed ancora raffigurante la Madonna col Bambino ed un frate benedettino inginocchiato in preghiera. Sotto il bassorilievo si legge la seguente iscrizione latina “Hoc opus est in anno MCCCXXXI sub dominio fratris Dominici de Cervaricio Abbatis huius coenobii“. Altra iscrizione meritevole di citazione è quella riportata ai piedi del vecchio Altare Maggiore “Re Ferdinando II donava a S.Maria di Banzi a petizione del padre Francesco da Rionero, G. 1857“. Sotto il dipinto raffigurante il papa Urbano II, all’interno della chiesa ed in ricordo della consacrazione leggiamo: “Iste Urbanus II hoc sacrum templum consecravit A.D. 1089 die 24 Aug. A cardinale Vincentio Petra in formam meliorem redactu, ille abbatiam hanc monacus incoluit, sibi reservavit res“. L’abbazia di S.Maria ha posseduto un notevole patrimonio immobiliare che si estendeva in Lucania, Puglia e persino in Calabria.

Con la soppressione della comunità monastiale nel 1807 il patrimonio immobiliare dell’abbazia è trasferito al comune di Genzano di Lucania di cui Banzi era frazione. Il latifondo ecclesiastico subì una divisione per le vendite in lotti a favore di ricchi possidenti ed anche gli edifici badiali vennero venduti a privati, trasformandoli in abitazioni. Nel 1904 Banzi diventa comune autonomo. Banzi è situato a 570 mt. slm e sorge su una collina che s’affaccia sul torrente Banzullo, la sua area si estende ai confini della basilicata tra le alture lucane e le pianure ofantine-premurgiana. Il territorio è caratterizzato da depositi di ghiaia e sabbia, testimonianza del grande lago pliocenico che interessava una vasta zona el vulture. Confina con i comuni di palazzo San Gervasio, Genzano di Lucania, Acerenza e la Puglia. Nel territorio di Banzi sono state individuate tracce di fattorie sparse risalenti al IV secolo a.C. Lungo il tracciato della via Appia, a nord-est di Banzi, il sito di Sant’Isidoro-masseria La Sala è stato identificato con la “Statio ad pinum” riportata sugli itinerari antichi. Il territorio di Banzi inoltre è abbastanza ricco di percorsi d’acqua, quindi vi è la presenza di un discreto numero di fontane. La fontana per eccellenza è quella che si trova alla base della”Ripa di Carnevale” lungo la strada per Palazzo S.Gervasio a circa 2km dal paese, era denominata cosi perché a carnevale si usava buttare dalla sua sommità i pupazzi in stoffa creati per l’occasione. Alla sua base c’è una sorgente di acqua fresca e limpidissima riconosciuta come sede della “Fons Bandusiae”.

Molto probabilmente questa era la famosissima “Fons Bandusiae” tanto decantata dal poeta venosino Quinto Orazio Flacco, celebrata nel libro III delle Odi, (poco distante è stato eretto un monumento con i versi dell’Ode), da qui nasce il fiume Banzullo. Altre fontane ubicate sul territorio sono “La Nocella” (sotto la strada che da Banzi conduce a Forenza), la “Fontana Nuova” (sulla S.P. 6 Appula che da Banzi porta a Palazzo S.G.), la “Fontana dei Monaci” (sulla scorciatoia che dal paese conduce al torrente Banzullo), la “Fontana dei Conconi” e le due altrettante famose “Fontanelle” (una di fronte all’altra) sulla strada campestre che conduce a Montelupino ed al fiume Banzullo. Banzi vanta un parco archeologico molto interessante che racchiude cinta difensive, templi e tombe, oltre ai resti di una villa con un “tempietto” privato. Da visitare, nella zona di Montelupino, adiacente al centro urbano, è il parco archeologico con i resti dell’impianto urbano del “Municipium” composto da strade lastricate e frammenti di quartieri ed una chiesa tardo-settecentesca che racchiude un portale a sesto acuto che reca uno stemma longobardo ed un monogramma benedettino. Proprio alla fase romana risale il “Templum Augurale” del I secolo a.C., si tratta di nove ceppi dedicati alle divinità da cui si traevano gli auspici scrutando il volo degli uccelli. In prossimità del cimitero, in località Mancamassone, sono visibili le fondazioni di un edificio abitativo di età ellenistica (fine IV-II sec. a.C.) che comprende diversi vani utilizzati per magazzino, per ricovero di animali disposti intorno ad un grande cortile e anche per cerimonie religiose private. In località Piano Carbone è stata rinvenuta una vasta necropoli con circa 170 tombe risalenti al VII-IV sec. a.C. corredate di oggetti funerari pregiati appartenenti a persone di elevato ceto sociale. Oltre alle tombe sono state trovate dei resti di capanne e costumi. In località fontana dei monaci area sacra databile intorno alla seconda metà del IÌIV sec. a.C. ove sono stati rinvenuti ex voto costituiti oggi da oggetti agricoli a armi in miniatura, nonché esemplari di unguentari e gioielli in miniatura, molti di questi reperti sono custoditi nel Museo Nazionale di Venosa. Banzi, puntualmente fa emergere alla luce tesori del passato: ultimamente si tratta addìrittura di un grande complesso termale, costruito nel I  sec. a.C. dal Sacerdote  Romarius della famiglia Camilla, rimasto nascosto nei secoli nell’area adiacente la chiesa, adibita ad orto dei monaci.

Sono appena le 09.30 e già tutto il paese è mobilitato per questa manifestazione unica nel suo genere da queste parti. Dal sindaco alle autorità militari tutti sono ai loro posti. Luciano mi fa da guida per mostrarmi il paese, in particolare la parte medievale. Il paese è tutto colorito da tanti stendardi. Il paese si anima sempre di più, c’è perfino l’alza bandiera da parte delle autorità militari. Ci sono manifestazioni sportive per ragazzi ad animare la mattinata, insomma tutto è concentrato per questa manifestazione che sa di essere curiosa per quelli che la vedono per la prima volta. L’atmosfera è veramente familiare e ospitale, mentre Luciano è addetto agli aiuti di questa manifestazione, io osservo e scrivo sul mio diario tutto quello che sta accadendo oggi qui a Banzi, un paesino di 2000 anime in provincia di Potenza. Ritiro il pettorale di gara e un pacco gara molto abbondante,da fare invidia alle più grandi maratone italiane: Roma, Venezia, Firenze, Milano. La giornata si prospetta calda, ma un lieve venticello sopprime questa calura, va ricordato che siamo a +570 mt. slm Riesco a trovare una cartolina di Banzi, da scrivere a mia sorella, che lei ci tiene molto ad averle da qualunque posto io vada. Con alcuni miei amici, verso le 11.15 vado al pasta party. Mi faccio un piatto abbondante di stracinati, una pasta locale condita con ottima salsa di pomodoro. E‘ un piatto delizioso quello che sto mangiando in questo momento. Buone sono anche le patate che mangio come secondo. Non mi devo abbuffare, perché manca solamente due ore o poco più alla partenza della manifestazione. Tanto che mi è piaciuto questo pasta party, che faccio i complimenti agli addetti della cucina. Il paese si anima sempre di più, vengono allestiti stand di cose artigianali e prodotti tipici di paesi limitrofi. I miei occhi si incuriosiscono su cose artigianali dei templari, in particolare di una riproduzione in piombo di un cavaliere e su di un quadro inciso sul vetro. Con il proprietario veniamo ad un accordo sul prezzo, lo comprerò stasera dopo la maratona. Pian piano arrivano i partecipanti alla 6 ore di questi ne conosco parecchi dalla vicina Puglia. Sono le 13.00 quando mi cambio, e la temperatura è sempre calda. Calda è anche l’atmosfera della genta del paese che sempre più affolla la piazza principale. A rendere più bella questa festa sono le sfilate in costume, in particolare i costumi dei crociati. Infatti la città di Banzi, nel 1200, fu un passaggio dei crociati per Gerusalemme, per questo conserva strutture medievali, il 15 di agosto si rievoca la sfilata in costume. Faccio alcune corsette per riscaldarmi su e giù per il paese(non ce ne sarebbe bisogno, dato la temperatura alta sia del termometro che della gente). Il tempo passa veloce, è arrivato il tempo di allinearsi sulla linea di partenza. Prima della partenza viene fatto un minuto di raccoglimento per le vittime del terremoto in Abruzzo. Alle 14.00 viene dato il via a questa prima edizione della 6 ore dei Templari, con traguardo intermedio alla maratona, io mi sono iscritto a questa. I1 percorso cittadino, di questa manifestazione e di 2km da ripetere più volte per la 6 ore e 21 volte per la maratona. Prima di iniziare il giro lungo di 2 km se ne fa uno piccolo nel centro del paese. Tutte le 2000 anime di Banzi sono in piazza o fuori dalle loro case. L’atmosfera che si respira è veramente calorosa. Non mi aspettavo di trovare una così grande partecipazione della gente di Banzi, pensavo che anche qui, come in altre parti la gente non interessava a questo tipo di manifestazione, vedere della gente a correre. Fatto il giro corto, tra un grande entusiasmo di gente, si inizia il giro lungo di 2 km.

Anche fuori dal centro del paese la gente è seduta davanti alla propria porta di casa per vederci noi che corriamo. Il giro che si dovrà percorrere è fatto di diversi sali-scendi, quindi risulterà alla fine molto impegnativo. Oggi sono tranquillo perchè ci sono sei ore a disposizione per terminare la maratona, e dopo la maratona in Olanda di lunedi di pasquetta, e il viaggio in treno senza dormire di stanotte per arrivare fin qua giù, ci volevano proprio 6 ore per stare al sicuro ad ogni evenienza. Il giro di due chilometri, offre una bella veduta sulla città di Genzano di Lucania arroccato su di una collina, il passaggio tra vicoli del paese con tutta la sua gente pronta ad applaudirci al nostro passaggio. I vecchietti seduti su di una sedia davanti alla porta di casa, non so cosa stanno pensando a vederci passare così tante vo1te. I miei primi nove giri (18km) passano veloci senza che me ne accorga e tanto è l’entusiasmo della gente che non sento nemmeno la fatica del percorso. I nodi vengono al pettine, così dal 10° giro sto accusando un mal di gamba tremendo, questi sali-scendi incominciano a farsi sentire, così incomincio ad alternare la corsa con andare di passo nelle salite.

Il passaggio dalla piazza è veramente da fusione, con tantissima gente che incita noi maratoneti. Lungo il percorso, continuano le sfilate in costume dei templari suonando musica. L’unico punto di ristoro è un vero buffet, c’è ogni cosa, c’è l’imbarazzo della scelta. Ad ogni passaggio io preferisco bere coca-cola ma c’è anche chi se lo sente di bere del vino, infatti su di un tavolino lungo il percorso ci sono alcune bottiglie di vino offerto dalle persone del paese.Sta arrivando un temporale, all’orizzonte il cielo si è fatto molto grigio, il paese di Genzano di Lucania non si vede più, le nuvole lo hanno avvolto completamente. Mi sono fatto amici lungo il percorso, li vedo sempre ad ogni giro, li saluto e loro fanno altrettanto. La maratona a giri è monotona ma è bello perché conosci gente del luogo, che prima non sapevi chi erano. Sta piovendo a dirotto, ma la gente rimane in piazza a vederci. E‘ solamente un temporale di passaggio e cessa la pioggia. Ho le gambe che non le sento più, questi piccoli sali-scendi sono terribili a forza di farli e ogni giro lo sto completando in circa 18′, è più un cammino che una corsa. Mi sto informando sui giri che mi rimangono, e così pian piano arrivo all’ultimo. Questo me lo godo tutto,  è una vera passeggiata per il paese. Termino la maratona fra tanti applausi, in 5h 07′ 57″, la mia n° 709 maratona, la n° 10 del 2009, è la seconda maratona in Basilicata che faccio, la prima è stata nel 2004: la Matera – Metaponto.

L’entusiasmo in me è grande, non tanto per i 42 km che ho fatto, ma per il calore della gente tra cui ho fatto questa maratona. Era da molto tempo che non provavo questa emozione e questo entusiasmo. Sono molto carico di energia, e questa energia me la dà la gente in questo momento.

La piazza è tutta illuminata e la gente e ancora in piedi da molte ore per vedere questa manifestazione, curiosa nel suo genere per quelli che la vedono per la prima volta. Non prendo la decisione di cambiarmi, giro qua e là per la piazza mostrando con orgoglio la medaglia dei Templari appena conquistata, e parlando con tutti. Mi cambio in fretta, il tempo è da non perdere per essere il più possibile presenti tra questa gente di Banzi. Allo scadere delle sei ore, il cielo è illuminato a giorno da spettacolari e colorati fuochi d’artificio. Per una decina di minuti questi razzi colorati esplodono nella piazza. L’atmosfera si è fatta ancora di più incandescente, è elettrizzante. L’adrealina in me si è alzata notevolmente, la manifestazione sta terminando veramente con i “botti”. Fra i concorrenti si fanno tanti commenti di elogio per questa prima sei ore e sulla propria prestazione, è stata una gara molta dura ma molto spettacolare. Nel viso di Luciano intravedo grande soddisfazione per aver compiuto 57 km nelle sei ore. Io non finisco di parlare con tutta la gente che incontro qui sulla piazza. Tutto il paese di Banzi ha dato il proprio contributo a questa ben riuscita manifestazione. Gabriele, anche lui maratoneta con esperienza su queste cose, è stato l’artefice della costruzione di questo bel giocattolo.

La serata si è fatta fredda, non piove, e nonostante tutto la gente accalca sempre la piazza, assistendo a spettacoli folcloristici. Il tempo passa veloce, lo stomaco incomincia a dare segni di debolezza, così io e Luciano ci avviamo al pasta-party, dove i tavoli sono già tutti completi di maratoneti, familiari, amici e abusivi. Io mi faccio due piatti di pasta e fagioli che vanno giù senza che me ne accorga, invece Luciano fa fatica, è ancora sotto sforzo. Alle 22.00 assistiamo alle premiazioni delle varie gare, sul palco ci sono le massime autorità del paese, il palco è tenuto sotto “controllo” dai Templari, mi sto sempre più caricando di adrealina per questa stupenda atmosfera che regna ancora a quest’ora tardi, spero proprio di non fare un botto come i fuochi d’artificio. Sento più adrealina in questi momenti post-maratona che inizio maratona. E‘ strano veramente, ma l’ambiente in cui mi trovo è veramente fuori dalla norma: molto ospitale e calorico. Questo calore mi riscalda dalla fresca serata che c’è a quest’ora. Vorrei che questa giornata non terminasse più,che continuasse fino a mattina, tanto che mi sono trovato bene tra sport e gente di Banzi. Vado a comperare il quadro che ho visto stamattina (andando in prestito di soldi da un amico di Luciano). Si sono fatte le 23.10 quando finiscono le premiazioni e la piazza si sta svuotando, peccato veramente che tutto ha un temine, anche io e Luciano ce ne andiamo verso casa. E‘ passata la mezzanotte da un quarto d’ora, quando ho finito di farmi una doccia ed infilarmi sotto ad delle lenzuola tutte ben fiorite.

DOMENICA 19.4.2009

La sveglia suona alle 04.45, una bella dormita di quattro e mezza mi ha fatto recuperare la stanchezza. Una lavata alla faccia con acqua fredda mi sveglia ancora di più. Finisco di preparare lo zaino mentre Luciano prepara il caffè, e alle 05.15 lasciamo Genzano di Lucania in una mattinata piovosa. In circa mezz’ora arriviamo alla stazione di Spinazzola, la stazione è chiusa, e stamattina invece di prendere il treno per Barletta, ci sarà un bus sostitutivo. Qui alla stazione di Spinazzola è veramente sconfortante ad aspettare il bus che ritarda a venire e incomincio a preoccuparmi. Alle 06.10 arriva il bus, saluto Luciano che mi ha ospitato nella sua casa e nella sua terra di Lucania, ci rivedremo fra quindici giorni alla maratona di Fano. Le luci della città che si attraversa sono ancora accese, si dorme ancora nelle rispettive case. Il paesaggio che non ho visto ieri con il treno è molto verdeggiante reso ancora più verde dall’acqua che sta scendendo abbondante dal cielo. Questo paesaggio assomiglia ai prati verdi della Scozia. Alle 07.15 si arriva alla stazione di Barletta. e qui ho due ora e mezza da aspettare il treno IC Plus per Milano C. delle 09.54. Faccio passare un’ora e mezza scrivendo il diario della stupenda giornata trascorsa ieri a Banzi. Offro il caffè a due ragazze che ho incontrato in stazione. Puntualmente l’ IC Plus I550 proveniente da Bari e diretto a Milano C. arriva e parte puntualmente alle 09.54. La prima ora di inizio viaggio di ritorno la faccio passare finendo di scrivere il diario di ieri e inizio oggi. Mi faccio uno spuntino e leggo qualcosa sui depliants che ho trovato su Banzi e della regione Basilicata. Nello scompartimento del treno in cui mi trovo, ci sono belle ragazze e signore, i miei occhi sono attratti su di loro, non riesco ad attaccare discorso, perché alcune sono prese a domire, a leggere un libro e altre ascoltano musica. Dopo quattro ore di viaggio tranquillo, alle 13.40 sono già ad Ancona. Finora ho trovato sempre cielo nuvoloso con pioggia. Qui ad Ancona ho quindici minuti a disposizione prima che parta il treno, ne approffitto di andare al bar della stazione per ccmperarmi un gelato. Il viaggio prosegue tranquillo, scendono le belle ragazze, e salgono nello scompartimento delle “racchie”, come si dice dalle stelle alle stalle. Altre due ore di viaggio tranquillo, finendo di scrivere il diario, così alle 16.00 arrivo a Bologna. Altri quaranta minuti e sono a Reggio Emilia. Il rientro a casa sotto una pioggia battente con il mio scooter, e finisce così questa meravigliosa trasferta “lampo” in terra della Lucania.

Sono state 24.00 ore di grande entusiasmo e ospitalità; giornate come ieri non dovrebbero mai finire. Grazie, o terra della Lucania con la sua gente, di avermi ospitato e di avermi fatto vivere una giornata così intensa di sport e conoscenza! Questo è un’altro tassello da aggiungere al mio patrimonio culturale. Si pensa già alla prossima trasferta , che sarà sabato e domenica a Padova in occasione della maratona di S-Antonio.

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